Storia del Tatuaggio

Con l'Impero Romano il culto del tattoo inizia ad assumere un'accezione negativa, per i romani, infatti, il corpo era considerato sacro e immacolato, qualcosa da celebrare attraverso la purezza e marchiarlo diventò una pratica atta meramente ad identificare i criminali per distinguerli dal resto della popolazione.
Nel Medioevo ed in particolare nel periodo delle Crociate, il tatuaggio tornò a rappresentare valori in positivo e fu utilizzato sempre più spesso per identificare i soldati crociati, i quali erano soliti imprimersi sulla pelle simboli cristiani.

Dopo il Medioevo in Occidente non esistono molte testimonianze che attestino il perdurare di questa tradizione se non per riconoscere malviventi e galeotti, al contrario di civiltà come quella giapponese e polinesiana, dove invece l'arte della decorazione del corpo continua a mantenere un'importanza fondamentale anche in termini di valori culturali della popolazione.

In Europa e in generale in buona parte del mondo occidentale dovremo aspettare la fine del 1800 per riscoprire e veder rifiorire l'arte del tattoo che, per tutto il Novecento sino ad arrivare ai giorni nostri, ha assistito ad un vero e proprio boom, arricchendosi continuamente anche grazie alla influenza delle contaminazioni orientali e di quelle provenienti della cultura Maori.

Oggi in tutto il mondo milioni di persone scelgono di ornare il proprio corpo con simboli ed iconografie di ogni tipo e genere; tatuatori e tattoos lovers possono davvero sbizzarrirsi anche grazie al progressivo venire meno (finalmente) di quel radicato pregiudizio che ha accompagnato per secoli questa pratica che, da espressione piena dell'individuo, per troppo tempo è stata relegata a simbolo negativo.